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Agello

Agello deriva dal termine latino agellus “piccolo campo“ la sua origine risale all’epoca degli Etruschi, in seguito passò sotto la potenza dei Romani. Silio Italico, autore latino, nel suo poema sulla seconda guerra punica, racconta la leggenda della ninfa Agilla e dell’amore per Trasimeno. Agello per la sua notevole importanza strategica, divenne accampamento militare (castrum) durante la seconda guerra punica (219 a.c.) e per questa ragione divenne fondamentale per tutti gli avvenimenti storici e politici avvenuti nei secoli successivi.

 

Nel medioevo Enrico VI (1186) pose Agello sotto la giurisdizione di Perugia, concedendo al marchese della famiglia dei Vincioli, piena autonomia. A questa famiglia si deve il complesso edilizio oggi conosciuto come il “Castello” che già dal XII secolo fu munito da una solida cinta muraria, il cui perimetro assumeva la forma di scudo ovoidale.
La storia di Agello si sviluppò intorno al Castello di cui ancora oggi sono visibili i tratti essenziali.
Agello si legò, nel bene e nel male, alle lotte tra Guelfi e Ghibellini e pur essendo sotto il dominio della Guelfa Perugia, fu roccaforte Ghibellina, come dimostrano i merli a “ coda di rondine “ figuranti nel suo stemma.

 

Nel periodo delle Signorie, offrì rifugio ai seguaci degli Oddi e ad altri fuoriusciti perugini come Michelotto Michelotti, che attaccò e vinse le truppe inviate da Perugia. Perugia, considerando Agello e Montalera due capisaldi a presidio del suo stesso retroterra nord occidentale, provvide, periodicamente al buon mantenimento delle mura castellane esonerando gli agellesi detti (agellani) al pagamento di ogni dazio e gabella (1391).
Le sorti di Agello andarono declinando con l’affermarsi della Signoria dei Baglioni rivali dei Vincioli. I Baglioni avrebbero distrutto Agello dalle fondamenta, se non fosse intervenuto il legato del Papa, Nicola da Pitigliano, al quale interessava mantenere Agello come caposaldo del territorio perugino per la sua importanza nel profilo strategico-militare.
Agello cadrà nel buio, diventerà un vero covo di briganti dopo la distruzione del castello (1503) ad opera delle truppe di Cesare Borgia figlio di papa Alessandro VI, detto il Valentino che salendo da Fontignano lo mise a sacco. Nel XVII (1642) fu ancora teatro di una violenta devastazione da parte del Granduca di Toscana, Ferdinando II, diretto a conquistare le terre pontificie. Solo dopo l’Unità d’Italia (1860) Agello darà segni di ripresa.

 

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